Il rispetto è una qualità fondamentale in tutte le culture del mondo tanto che oserei definirla una delle caratteristiche della nostra umanità.
Non poteva quindi essere diversamente per il Giappone dove il rispetto è portato ai massimi livelli ed è davvero fondamentale proprio come regola del vivere civile e della buona educazione.
Nella cerimonia del tè giapponese il rispetto è anche una delle Quattro Virtù del Maestro di Cerimonia del Tè: “kei” (il carattere che vedete sotto).

Tuttavia la maggioranza delle persone quando pensano al rispetto lo pensano verso altri individui e come forma di “obbligo sociale”.
C’è poi una minoranza che vede il rispetto oltre per gli altri anche per la propria persona e una cerchia ancora più ristretta che lo percepisce, oltre che per le persone, anche per gli animali e la natura.
La cerimonia del tè ci aiuta a capire che ogni forma di rispetto è legata all’altra e che avere rispetto per gli altri non può prescindere dall’avere rispetto per se stessi come il rispetto per se stessi non può prescindere da quello verso la Natura e tutti gli altri esseri viventi. Ma ci insegna anche qualcosa di più: il rispetto verso gli oggetti che comunemente consideriamo inanimati.

La mia prima Maestra di cerimonia del tè una volta mi disse: “Tratta quella tazza come se fosse tuo figlio!”.
Io all’epoca pensai che stesse esagerando: trattare gli oggetti con grazia aveva senso ma considerarli figli pensavo quasi che fosse una cosa da “fanatici”.
Con il tempo ho capito che una tazza, come qualunque altro oggetto per cerimonia del tè di fattura artigianale, non è soltanto una tazza.
E’ uno slancio di creatività di un artigiano che l’ha pensata, progettata, disegnata e che nella sua realizzazione ha messo le emozioni che provava in quel determinato momento.
Quelle emozioni sono state impresse nella terra e quando la tazza è stata cotta nel forno è la forza stessa del fuoco che l’ha sigillata.
Alcune tazze dopo essere state plasmate vengono dipinte e portano impresso l’estro dell’artista, altre invece vengono progettate e cotte nei forni raku ed è solo la forza della Natura che deciderà quale sarà il vero risultato finale di equilibrio tra forma e sfumatura di colore.
A questa tazza l’artigiano regalerà poi un nome che la rispecchi e lo scriverà insieme al suo su una bella scatola di legno che ne sarà per sempre lo scrigno. Quella tazza sarà infine scelta da un Maestro del Tè per quelle sensazioni che ha suscitato in lui non appena vista e verrà utilizzata per molte cerimonie, per innumerevoli chaji, per tanti anni… Vedrà molti allievi alternarsi, vedrà stagioni della vita liete e dolorose, vedrà estati e inverni.

Adesso quando guardo quella tazza vedo la Natura, vedo la passione di un artista per il suo lavoro, vedo lo scorrere delle stagioni e del tempo, ma soprattutto vedo come ero e come sono diventata adesso e capisco che non sono il “padrone” di quella tazza. Proprio come non siamo padroni dei nostri figli ma siamo solo loro “custodi” così non sono padrona di quella tazza ma ne sono solo la “custode”.

Ogni volta che maneggiamo un chashaku (cucchiaino di bambù ) o una chawan (tazza), piuttosto che un kogo (contenitore per l’incenso) dobbiamo, in primo luogo, capire il grande vissuto che hanno, dare loro rispetto e comportarsi di conseguenza per esserne custodi.
Tutti gli oggetti sono degni di rispetto, ma alcuni oggetti di particolare pregio in cerimonia del tè vengono trattati con una cura ancora maggiore: questo è il caso dei kazari temae 飾りche sono delle procedure specifiche per mostrare rispetto agli oggetti.
Adesso però termino questo post e mi propongo di fare quanto prima un post dedicato esclusivamente ai kazari!
